mercoledì 30 giugno 2010

iniziamo...


...dopo il bel successo degli stranicamaleonti, decidiamo con Stéphanie di mettere nero su bianco le nostre esperienze di viaggio, uniti dalla nostra esperienza nel mondo dello shiatsu, che amiamo trasmettere ai nostri amici. Nasce così l'idea delle nuvole in viaggio ( dal titolo di un vecchio film di Kaurismaki): le nuvole viaggiano spinte dal vento, ma non per questo si lasciano solo trascinare... sono consapevoli del loro essere nuvole, e vivono la loro esistenza fino in fondo, fino a quando non decidono di trasformarsi in pioggia e ritornare alla terra che le ha generate.
Ci eravamo lasciati con le memorie giapponesi - a proposito, manca qualche episodio da narrare, anzi ne mancano molti, prima o poi riprenderò a ricordare i più divertenti. Da allora, per me, niente più viaggi... viaggi fisici, almeno. Di altri viaggi, continuo a farne senza sosta; l'ultimo dei quali è il corso intensivo estivo di giapponese dell'Upter, arrivato alla sesta lezione.
L'insegnante, Keiko Ishida, vive in Italia da una ventina di anni, è sposata ad un italiano e si districa nella nostra lingua con grande dimestichezza. Alla fine della prima lezione, le parlo un po' delle mie esperienze di viaggio in Asia ed in Giappone, del mio amore per lo shiatsu e del mio interesse per l'oriente; e lei, con l'espressione un po' ingenua tipica dei giapponesi, meravigliati del fatto che qualcuno proveniente da un mondo così lontano si interessi a loro, mi guarda e mi fa: "si vede. Tu hai un aspetto molto orientale."
Se era un modo per conquistarmi, sicuramente ci è riuscita.
Chi mi conosce sa quanto io sia interessato ad imparare altre lingue. Già una dozzina di anni fa a Helsinki mi cimentai nello studio del finnico, che poi è un po' il giapponese d'Europa - un esempio? in finnico: biglietto=lippu; in giapponese=kippu.
Dietro la lingua di un popolo, si cela il suo modo di vivere e di sentire.
Cito per ora solo due esempi: Keiko (la "i" non si pronuncia; si deve dire "Keeko")rimase sorpresa dal fatto che in italiano vi sia una sola parola per esprimere il concetto di "fratello"; in giappone ne esistono due, ad indicare il fratello maggiore ed il minore, i quali rivestono due ruoli: al maggiore si deve portare rispetto, del minore occorre prendersi cura.
Mentre ci mostrava diverse forme di saluto, Keiko ci diceva che i ragazzi giapponesi che partivano per andare a combattere nella seconda guerra mondiale, salutavano le loro mamme dicendo "Ikimasu!", e le mamme rispondevano: "non dire Ikimasu, ma salutami dicendomi Ittekimasu!"; spiegandoci così che anche in giapponese esiste la differenza tra un addio ed un arrivederci, a sottolineare l'universalità del dolore che si prova dinanzi ad una perdita assurda che solo le guerre possono portare.

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