lunedì 18 ottobre 2010

Un tranquillo weekend di shiatsu

Tra i tanti impegni che incontriamo al rientro dalle - brevi ma intense - vacanze, uno dei più piacevoli è sicuramente quello della scuola superiore di shiatsu dell'Uptersport, tra l'altro il luogo dove io e Stéphanie ci siamo incontrati.

Siamo ormai arrivati al terzo anno di quello che è ormai non solo una scuola dove imparare una tecnica di massaggio, per quanto impegnativa essa sia; l'insegnamento dello shiatsu, con tutte le sue attività collaterali finora affrontate - ginnastica posturale, psicologia della relazione, comunicazione, anatomia, alimentazione... - costituisce per molti di noi molto di più di un semplice percorso di apprendimento di una tecnica e di nozioni varie; è invece un autentico viaggio all'interno di sé stessi, impegnativo ed entusiasmante allo stesso tempo.

Nella splendida località di Casaprota, in Sabina, ci siamo incontrati, studenti del secondo e terzo anno con le insegnanti Giusy e Niki, per sostenere le verifiche di fine anno, e gettare le basi per il nuovo.

Il secondo anno si è rilevato ben impegnativo, si sono presentate difficoltà paragonabili a quelle del bambino che sta imparando a camminare con le proprie gambe; non è ancora concluso - ma si concluderà mai? - il viaggio di conoscenza di sè stessi, e si deve iniziare a confrontarsi con il mondo, con coloro che si presenteranno a noi in qualità di operatori shiatsu; ognuno portatore di un universo fatto di emozioni, sensazioni, delusioni, aspettative.


Chiudo con un breve brano, tratto da una lettura del momento: Treno di notte per Lisbona, di Pascal Mercier.
LE OMBRE DELL'ANIMA. Le storie che gli altri raccontano su di noi e quelle che noi raccontiamo a noi stessi: quali si avvicinano di più alla verità? E' così chiaro che si tratta delle nostre storie? Si può essere l'autorità in materia di sé stessi? Ma non è questo in realtà l'interrogativo che occupa la mia mente. L'interrogativo propriamente è: in tali storie esiste in via di principio una differenza fra vero e falso? Nelle storie che riguardano l'esteriorità, sì. Ma quando ci accingiamo a comprendere qualcuno nella sua interiorità? E' questo un viaggio che a un certo punto giunge al termine? L'anima è un luogo costituito da realtà di fatto? Oppure le presunte realtà di fatto sono solo le ombre fallaci di quanto ci andiamo raccontando?

3 commenti:

  1. bellissimo...io c'ero!!!!!!! Francesca

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  2. fantasticiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
    margot

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  3. Mi piace proprio questo articolo!!!! Un abbraccio a tutti!!!! A bientot! Silvia

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